Giappone: Diario di viaggio Aprile 2018 – Nara – Kyoto – Tokyo …

Durata del viaggio: 10 giorni

Periodo: 24 aprile 2018 – 6 maggio 2018

Itinerario: Tokyo/Hiroshima/Miyajima/Nara/Kyoto/Nara/Tokyo.

Con chi: con Shu e Silvy.

Partenza: da Milano Malpensa, arrivo a Tokyo-Narita Airport.

Fuso orario: sette ore avanti.

Vantaggi del periodo: temperatura ideale, voli a prezzi economici, molti giorni festivi.

Svantaggi del periodo: la Golden Week del Giappone genera un notevole flusso turistico, per cui è difficile trovare camere libere negli alberghi e i prezzi sono più alti.

Voto all’esperienza di viaggio da 1 a 10: 9

Difficoltà del viaggio da 1 a 10: 2

Da ricordare assolutamente prima di partire:

  • portare un adattatore per le prese che non sono quelle europee ma quelle doppie con due piedini rettangolari.
  • procurarsi il Japan Rail Pass, che è una sorta di abbonamento a tutti i treni della JR, sia quelli che collegano tra di loro i quartieri di Tokyo (l’alternativa è la linea metropolitana, ma scoprirete che metro e treno coprono percorsi simili), che quelli che collegano l’aeroporto di Narita a Tokyo e Tokyo a varie città del Giappone viaggiando anche con lo “Shinkansen”, il famoso treno proiettile. Potete acquistare questo pass anche prima della partenza presso agenzie in città .A  Milano vi consiglio l’agenzia specializzata in viaggi in Giappone in cui sono andato il giorno stesso della partenza (me lo hanno rilasciato subito, davvero!) , http://giappone.hisitaly.com/ ;potrete così viaggiare sempre per i giorni prescelti, utilizzandolo senza fare più biglietti., compreso il tragitto Narita Airport/Tokyo, quando arrivate.
  • In preparazione del viaggio vi consiglio di scaricarvi l’app           con le indicazioni della Tokyo Metro (molto ben realizzata) e se possibile studiarvela prima per guadagnare tempo prezioso in loco che altrimenti perdereste prima di capirci qualcosa.
  • Discorso WIFI e sim locali. Per il Wifi ho optato per un abbonamento che potete fare in aeroporto dove vi rilasciano il packging con dentro tutto. Potete prenotarlo dall’Italia e potete restituirlo in aeroporto al desk o infilandolo nella cassetta simile a  quella della posta. Il dispositivo è davvero potente, non perde un colpo e rimarrete sempre collegati con segnali più forti di quelli degli hotel. Negli stessi sportelli troverete anche le sim card locali.

Prime considerazioni:

Attenzione al periodo dal 24 aprile al 6 maggio (quello corrispondente ai nostri ponti primaverili che è anche il migliore dal punto di vista metereologico). In Giappone si chiama Golden Week, la settimana d’oro (è anche la più costosa per gli hotel e il resto). I giapponesi sono tutti in vacanza (è un eufumismo per un popolo che si concede al massimo 15 gg di vacanze all’ anno). Come da noi, sono raggruppate in questi giorni diverse feste: compleanno Imperatore 28 aprile, festa del lavoro 1 maggio, festa della nascita del Giappone 3 maggio,  festa, celebratissima, dei bambini il 5 maggio.

Aspettative: il Giappone è un paese dove il servizio pubblico funziona a meraviglia e dove ti senti coccolato e stenti a crederci pensando all’Italia. Il funzionario pubblico fa a gara per dare il massimo nelle sue prestazioni e fare in modo che il cittadino e, ancor più il turista, viva la migliore delle esperienze e non abbia spiacevoli sorprese. Un confronto impari con il nostro paese. Un gap che non è più possibile colmare. Questa caratteristica del Giappone è davvero stupefacente:  toccare con mano la solerzia e l’attenzione del “funzionario o dipendente” pubblico verso il privato cittadino è una situazione talmente nuova che contribuisce a farci apprezzare il viaggio  oltre ogni aspettativa: bisogna provarlo perchè si stenta a credere!

25-29 aprile Tokyo. Il volo e l’hotel.

Dunque amici. Per ragioni varie non ho potuto programmare questo viaggio che è stato deciso all’ultimo momento, approfittando dei ponti del 25 aprile e primo maggio. Per cui il biglietto l’ho fatto il 24 aprile con partenza il 25. Consiglio però di programmare in anticipo il viaggio perchè un minimo di preparazione per conoscere questo paese ci vuole. Ma io sono abituato alle partenze dell’ultimo minuto e in passato ho fatto anche peggio…(L’adattamento ad un paese meriterebbe un altro post)

Come dicevo siamo partiti il 24 aprile da Malpensa con compagnia aerea SAS in volo per Copenaghen e siamo arrivati la mattina del 25 aprile a Tokyo. Il volo da Copenaghen era diretto, ed è durato 11 ore circa. La prima buona notizia è che i biglietti aerei per il Giappone ad aprile costano relativamente poco. Se li acquisterete con anticipo e con scalo (alcuni hanno scali molto rapidi con un volo complessivo di 14 ore) potrete pagarli anche meno di 500 euro a/r. Si possono trovare anche a meno, 365/400 euro, comprandoli con mesi in anticipo. Un volo diretto potete pagarlo tra i 700 e i 1000 euro anche se acquistato a ridosso della partenza. Ho scelto di trascorrere 4 giorni pieni a Tokyo per vari motivi. Prima di tutto perchè recentemente sono partito per un viaggio in  Vietnam, con arrivo a Saigon – l’attuale Ho Chi Min –  e anche in quell’occasione, i primi giorni sono stato un po’ frastornato e si rischia così di non apprezzare nulla per la stanchezza. Poi perché avevo in programma molte cose da vedere; Tokio è una delle città più grandi del mondo e non volevo limitarmi a fotografare i famosi attraversamenti pedonali a Shibuya e poco altro per dire “Sono stato a Tokyo”. Inoltre, quando non viaggio da solo, cerco sempre di tenere conto delle esigenze dell’altro e così si fanno i debiti compromessi. L’hotel l’ho scelto durante la sosta a Copenaghen, in poco più di 5 minuti, senza chiedere consigli nemmeno al mio amico giapponese. Dalla mappa della città mi sembrava nella zona centrale di Tokio e ho scelto questo APA Hotel, zona Asakusa. Ho poi  scoperto che questo quartiere è uno dei  più caratteristici di Tokyo. L’ho trovato tramite Booking.com, che secondo me è il miglior sito per la ricerca di hotel. Apa Hotel non è nulla di eccezionale: essenziale, dotato di SPA gratuita che ho scoperto l’ultimo giorno, in un’ottima zona a 10 minuti da Ueno Station, altro bel quartiere. Potete scegliere ovviamente anche altri  Hotel, soprattutto se volete essere nel pieno della baraonda di alcuni quartieri famosi di Tokio e per certi versi conviene scegliere l’hotel in queste stazioni se si vuole avere tutto a portata di metro e treno (anche Shibuya, Ueno e Tokyo station sono più o meno vicino a tutto, mentre a Shinjuku in più c’è anche molta vita notturna).

La SPA dell’Apa Hotel è all’ultimo piano, il 14°, e da lì, immersi in una vasca idromassaggio, si può apprezzare la parte est- nord est dello skyline di Tokyo. Le camere sono piuttosto piccole in assoluto e soprattutto in rapporto al prezzo, ma siamo a Tokio. Questo per la verità è un problema che si riscontra ovunque in Giappone, dove il concetto di spazio è relativo e i bagni spesso sono più grandi e accoglienti delle stanze. Sappiate che frequentemente non troverete armadi nelle stanze, ma grucce appese ai muri su cui appendere pochi vestiti, quindi il vostro guardaroba giacerà in valigia per tutto il viaggio. Capita di non riuscire neppure ad aprire totalmente il trolley per la dimensione delle camere, ma ci si fa l’abitudine. Se poi avete altre disponibilità economiche potete prendere stanze ampie strapagandole vale la pena di investire per la vostra comodità. Procuratevi mappe e scaricate applicazioni varie che vi aiuteranno ad orientarvi perché, tranne pochi casi,  le vie non hanno nomi  e bisogna imparare ad orientarsi. Comunque troverete sempre e ovunque qualcuno disposto a darvi un aiuto (con l’Iphone).  I giapponesi, fra di loro, si danno appuntamento in base ai ricordi del passato, a cosa è successo in quel luogo, a punti di riferimento che hanno in comune o a qualche posto dove sono già stati insieme. 

25 Aprile, mercoledi : primo giorno

L’arrivo in città è in realtà nel pomeriggio, dal momento che la mattinata se ne va in aeroporto  per attivare il Rail Pass e il WIFI portatile (un po’ caro ma essenziale se dovete lavorare o essere online per i più svariati motivi – poco più di 100 euro la spesa complessiva comprensiva di assicurazione. Se lo perdete vi chiederanno 500 euro!!!). Dall’aeroporto in circa un’oretta si arriva alla stazione di Asakusa e da lì all’albergo. Morale: atterrato alle 9,30, arrivato in albergo alle 14,00. Il check in albergo è alle 15,00 e avviene cosi: tutti insieme, i nuovi avventori aspettano in coda  che aprano il check in, sì, proprio come le compagnie aeree in aeroporto. Si paga senza che il personale alberghiero entri in contatto con il denaro, utilizzando una cassa automatizzata. Consegna delle chiavi elettroniche e via su in camera. A questo punto entra in scena SHU, il mio amico giapponese che ha studiato in Italia all’Istituto Marangoni dove è  diventato un  affermato designer, poi scultore, ora pittore riconosciuto internazionalmente.  L’anno scorso alcuni suoi quadri sono stati esposti alla Milano Expo Art, a fianco a opere di De Chirico e Dalì, anzi, proprio in mezzo fra i due più noti e inimitabili artisti.  SHU è venuto subito a prelevarci in albergo. Senza darci pace era già pronto per farci visitare il primo e più importante tempio situato proprio nella nostra zona di Asakusa. A posteriori posso dire che è la tappa più imperdibile di Tokyo, nel cuore vecchio della città. Come dicevo ci ha portati subito a vedere il tempio buddista Senso–ji , percorrendo a piedi. il brevissimo tragitto dall’hotel al tempio. Qui sono presenti  tanti risciò che troverete sparsi per la zona ma in particolare alla fermata di Asakusa. Dopo la visita al tempio (bellissimo) si gira per i negozietti circostanti, antichi e pittoreschi, dove si possono trovare  souvenir ben diversi dalla tanta paccottiglia che si trova in giro per Tokio. Se dovete fare regali, approfittatene. Noi non l’abbiamo fatto . Ma voi lo sapete in anticipo e quindi ricordatelo. Da Asakusa si va a Ginza dove SHU imperversa per il suo lavoro e per i suoi interessi. Si comincia con la visita al museo di Hermes e al relativo palazzo, poi al museo di Louis Vuitton relativo palazzo. Tokyo è un’incredibile caleidoscopio di luci, colorii, insegne e caos.  Poi c’è molto altro da scoprire con calma.

Si passa per la via dei ragazzini multicolore….. Per cenare all’ ultimo piano, in un ristorante molto cool (di cui non ricordo più il nome ma quando mi verrà in mente lo aggiungerò) a base di nooddle di varie dimensioni.

Suggerimenti

Segnatevi le uscite giuste delle stazioni per arrivare al vostro hotel e qualsiasi riferimento che possa aiutarvi per riconoscerlo una volta in strada perché se sbagliate, potreste perdere facilmente l’orientamento, come è capitato a noi, che per un’oretta buona abbiamo vagato come disperati; Sinceramente non mi era mai capitato di perdere l’orientamento in questo modo, ma la stanchezza a volte gioca brutti scherzi e inoltre molte vie si somigliano incredibilmente.

26 Aprile giovedì: secondo giorno.

Shu ci dà appuntamento a Tokyo Station dove per prima cosa visitiamo il museo  GRATUITO delle ex-poste di Tokio. Carino, c’è un po’ di tutto: dai dinosauri alle katane dei samurai che variano molto a seconda del periodo storico. Segue sosta in una cafetteria che sembra un bijeau dove assaggio per la prima volta il Matcha al latte: stupefacente! Proseguiamo a piedi per avviarci verso il vicino Palazzo Imperiale. Si vede poco ma i parchi che lo circondano sono molto belli e, soprattutto, c’è il detto “Non sei stato a Tokyo se non hai visto il Palazzo Imperiale”, quindi non saltate la visita. L’area circostante è quella della zona uffici/grattacieli, maestosa, ma come tante altre zone moderne. Vorremmo visitare anche il tempio che però chiude presto quindi si rimanda a un altro giorno (che non ci sarà). Si vira allora su Shibuya per fare tutto quello che si fa a Shibuya. Siamo diventati formiche sulle strisce pedonali nei famosi incroci stradali fotografati e finiti in film, i video, documentari del mondo e abbiamo girato per le vie senza entrare nei negozi troppo affollati. Al termine della lunga via abbiamo girato a sinistra e siamo andati a Omotesando, che poi potrebbe essere una qualunque via in una qualunque città del mondo, visto che è solo shopping di lusso e poco altro. Ma Shu ci teneva a farmi vedere il negozio di Prada, situato in un palazzo che per certi versi è un’ opera d’arte. Io sono corso in bagno e sono rimasto esterefatto dalla bellezza del bagno che conferma quanto visto in tutto il Giappone dove i bagni sono bellissimi, pulitissimi, tecnologicissimi, funzionali e progettati nel rispetto di tutte le categorie di disabili: ciechi, anziani, portatori di handicap…Anche in questo caso il Giappone ha alzato l’asticella della civiltà e per l’Italia non c’è più niente da fare (almeno per un paio di generazioni il distacco tra le due civiltà rimarrà enorme). Alla fine del tour in questa via comunque incantevole si decide per un ristorante Mexicano che a Shu piace molto perchè oltre a servire  ottimo cibo, offre l’intrattenimento di un trio apparentemente messicano che viene a cantarti le canzoni al tavolo. Questa  seconda sera a Tokio ci saremmo aspettati di cenare in un ristorante tipico locale, ma Shu è un artista e poi il cibo era davvero squisito anche perchè alla fine, come accade spesso da noi , si trattava di un ristorante jappo-mexicano. Voto 8.

Facciamo tardi ma riusciamo a prendere l’ultimo treno (esperienza da non perdere quella di prendere l’ultimo treno) altrimenti  ci saremmo arresi alla stanchezza e avremmo pernottato in un’agghiacciante hotel Capsula. Per la prima volta notiamo quanta gente si addormenta sul treno e non si sveglia neppure quando questo finisce la sua corsa. Intervengono allora i premurosi omini del metrò per sollevarli con la massima cortesia dai sedili e accompagnarli fuori dal treno. Ubriachi e lavoratori si mescolano, dando l’idea di quanta sia l’energia che la gente lascia a questa città ciclopica che conta 14 milioni di abitanti e 44 milioni nella sua intera area metropolitana. Stupisce il fatto che, pur con questo numero incredibile di abitanti, la città sia tutta pulita e linda.

27 aprile venerdi: terzo giorno.

Shu lavorerà fino al primo maggio per cui ora diventa dura: bisogna prima studiare gli itinerari, capire cosa c’è da vedere, poi programmare, poi agire con tutti i rischi del caso. E’ il prezzo del viaggio in libertà, organizzato autonomamente, che in Giappone però non consigliamo, a meno che non abbiate speso il vostro tempo prima  della partenza studiando per bene ad es. le linee e le stazioni della metropolitana. Arrivare già preparati semplifica la vita oltre ad agevolarti e a rendere tutto più piacevole.

Di giorno si va a…(devo richiamare la memoria., a volte succede col tempo probabilmente sempre di più sigh)

Alla sera si va cercare un ristorante a …. suggeritomi da Alex, una mia amica italiana che era stata la settimana prima in Giappone e anche lei era rimasta entusiasta.

Per mangiare il Ketumaki vai nel quartiere di Shingeli e cerca un posticino in una via tipica dove ci sono tutti i ristorantini con i banchi di legno, come quelli di una volta.

La buona notizia è che abbiamo azzeccato l’uscita della stazione. Cominci ad apprezzare Tokio quando hai imparato a muoverti sottoterra.

Ma trovare la stradina è un impresa. Non sapevo il nome e chiedo ad un giapponese che non sa l’inglese e che pur essendo disponibilissimo ha poca fantasia e non è in grado di aiutarmi. Ma a forza di girare intorno capisco di essere nel punto giusto quando, per la prima volta, comincio a sentire le voci degli italiani che si aggirano in cerca di cibo in questa minuscola via:ci siamo.

28 aprile sabato: quarto giorno.

A poco a poco ci si riprende dalla stanchezza del viaggio e si comincia a godere per quello che si fa e si vede. Con calma ci rechiamo al quartiere di Ueno per inoltrarci nel mercato alimentare “Ameyoko”, affollato e pieno di cibi essiccati, dall’aspetto non sempre irresistibile e per vedere il parco di Ueno a due passi dall’Hotel. Il lago con i fiori di loto asiatici è uno spettacolo, così come tutto il parco in generale. Solo poche settimane prima, all’inizio di Marzo, gli 800 alberi di ciliegio nel periodo della fioritura hanno offerto come ogni anno uno spettacolo raro al mondo. C’è un laghetto in cui noleggiare pedalò a forma di cigni :un momento lievemente più trash. Vi consiglio di non tralasciare la visita di questa zona perché lascereste Tokyo senza aver visto un quartiere che merita. Lentamente da lì siamo andati a piedi a vedere il ponte di Azumabashi,  dove abbiamo prenotato un battello per vedere la città da un’ altra prospettiva;  era una bella giornata e abbiamo apprezzato le ore trascorse all’aria aperta perchè  per muoversi e visitare Tokio si passa un sacco di tempo sottoterra in metropolitana. Per quanto questa sia veloce, è sempre affollata da una  marea umana che, anche se molto corretta, ti rimbecillisce un pò.  Quindi esaurita la curiosità iniziale, si sente il bisogno di trovarsi  all’aperto.

Da sotto il ponte partono dei battelli che attraversano il canale (anche quello futuristico, disegnato da Matsumoto, padre di Capitan Harlock). Ne abbiamo preso uno e dopo una cinquantina di minuti di gita molto piacevole siamo arrivati a Odaiba, un’isola artificiale nella Baia di Tokyo, per poi tornare al punto di partenza. Gita consigliata perchè permette di vedere la città, le sue case e le costruzioni in genere da un altra prospettiva che a me ha fatto capire quanto siano precisi i giapponesi.

Per tornare si ripercorre il canale e all’arrivo siamo andati prima a vedere la bella sede della birra Asahi, poi siamo saliti sulla Skytree Tower, la seconda torre più alta del mondo dopo quella di Dubai, dalla quale si gode un panorama eccezionale della città..

E’ una torre “viva” e può essere inserita di diritto in un corso universitario di marketing. Per salire il costo è relativamente basso, 15 euro, se però vuoi evitare la coda di 20 minuti aggiungi altri 8 euro e se poi vuoi salire ai piani più alti aggiungi altri 12 euro. Tutte cose che scopri strada facendo. Hanno superato i maestri americani.

Per scendere poi è obbligatorio attraversare 5 piani che ospitano supermercati, negozi e ristoranti. Insomma preparatevi a spendere anche se nulla è forzato. Il Giappone è un paese pulito e le persone sono corrette. Anche le aziende, pur praticando un marketing aggressivo, si mantengono corrette.

Dalla torre abbiamo apprezzato il tramonto su Tokio e poi siamo ritornati a piedi in Hotel passando dal market dove abbiamo cenato in un ottimo ristorante che offriva eccellenti sushi, sashimi e miso.

Vi consiglio vivamente di abbinare alla visita di Asakusa il giro in battello fino a Odaiba, come ho fatto io, perché passare dalla Tokyo antica alla Tokyo più moderna è un’esperienza che ti fa arrivare a fine giornata consapevole del fatto che questa sia una città unica al mondo.

Per chi invece intende a quell’ora usare il treno che viaggia  su binari esterni che dominano la baia dall’alto,  la vista è una di quelle cose che vi faranno sentire sulla scena di Blade Runner.

I palazzi di Tokio sono ricchi di vetrate e dal treno si possono vedere scorci di vita quotidiana che scorrono davanti agli occhi: ragazzi che si allenano in palestra, donne che si fanno la messa in piega, persone impegnate nelle pulizie di casa o  nelle cucine dei ristoranti, fino nei piani alti: basta stare a guardare dal finestrino del treno.

29 Aprile, domenica: quinto giorno

Da Tokio a Miyajima  Guchi

Domenica 29 aprile si parte da Tokyo e per la prima volta si prende il famosissimo “Shinkansen”, il treno super veloce della linea JR (vi consiglio di prenotare il giorno prima i posti negli uffici della JR presenti nelle varie stazioni, perché sui treni a lunga percorrenza si rischia di trovare il pienone e lì non funziona come da noi che si sale lo stesso e ci si mette nella carrozza ristorante con la Gazzetta dello Sport facendo finta di niente…).

Poichè siamo  nella Golden Week, il treno è super affollato e si trovano posti solo in carrozze diverse (un po’ di distacco durante i viaggi non guasta…).

In 3 ore e 11 minuti siamo arrivati a Kobe dove abbiamo cambiato treno per raggiungere Hiroshima. 5 minuti di attesa per la coincidenza di ed eccoci sul treno diretti ad Hiroshima. Una volta arrivati abbiamo deciso di prendere un altro treno per Miyajima  Guchie: la durata del viaggio è di 25 minuti circa. Intorno alle 14,15 siamo arrivati a destinazione.

Ho prenotato per il pernottamento mentre viaggiavo in treno e ho trovato l’unico posto letto rimasto in tutta l’area.

Trovare un camera libera nell’isola di Miyajima è stato impossibile. Tutto pieno sia su Booking che su Airb&B. Non mi era mai successo in nessuna altra parte del mondo. Ma d’altronde è la Golden Week. Stessa cosa nell’ area di  Miyajima  Guchi.

Siamo giunti al Backpackers, dove ero riuscito a trovare nell’ala femminile di questo ostello due posti che speravo potessero essere cambiati con due posti in zona mista. Per fortuna questo è stato possibile. Lasciati i bagagli abbiamo subito preso un traghetto dal molo di fronte all’ostello  e in 15 minuti siamo arrivati sull’isola di Miyajima dove si trova il Santuario di Itsukushima.

E’ considerato uno dei luoghi più caratteristici del Giappone e ad attentervi troverete  tantissimi daini che girano serafici per strada facendosi accarezzare e sfamare dai turisti divertiti (non si potrebbe dar loro cibo, ma sono i daini a cercare le tue attenzioni e resistergli è una violenza inaudita).

Il famoso Torii nell’acqua è spettacolare, fotografato talmente tanto che credo esistano più foto della porta di Ootorii che di Belen.

Sul’isola poi ci sono templi, santuari, padiglioni, pagode e la possibilità di prendere una funivia per salire sul monte Misen. Si può inoltre andare in spiaggia, affittare una bici e andare in cerca delle scimmie, ma tutte queste cose può raccontarvele una guida qualunque.

Quello che nessuna guida potrà dirvi è che Miyajiima è indimenticabile perché è qualcosa che non ti aspetti e ti fa amare definitivamente il Giappone. Vale la pena di fermarsi ad assistere al tramonto con l’arrivo dell’alta marea. Il tempio sembra allora galleggiare sull’acqua e i colori fantastici del tramonto ti toccano davvero il cuore.

30 aprile, lunedi:  sesto giorno

Partenza da Miayashima verso Hiroscima e ritorno.

La mattina abbiamo lasciato Mayscima per raggiungere Hiroshima. Il viaggio è breve (20 minuti circa) e per questo motivo la sera stessa faremo ritorno a Mayscima . Torneremo poi a Hiroscima domani per prendere il treno per Nara.       $     volte avanti indietro tra Miyascima e Hiroschima in un viaggio di 10 gironi possono sembrare troppe, ma la distanza è minima e se potete farlo è meglio soggiornare a Myashima che ad Hiroshima che in sé (inevitabilmente) non offre grandi attrazioni. Io ero curioso di capire come fosse Hiroshima oggi, fuori dal quartiere commemorativo e dall’aria triste e solenne del museo. Ve lo dico chiaro: non è una gran bella città, eppure io sono felice di averla vista. L’area dello shopping è Hondori e si raggiunge in due minuti dal Parco della Pace, visto che è alle spalle della Cupola della bomba. E’ strapiena di negozi ci sono piazze ideate da architetti poco lucidi e belle viuzze piene di negozi molto europei. La mia sensazione è stata che il costo della vita a Hiroshima sia piuttosto alto e che finalmente si parli un po’ di inglese, ma soprattutto che la città conservi il ricordo di quello che è accaduto senza però piangersi addosso. Usciti dall’area dedicata al ricordo della caduta della bomba atomica e delle sue vittime, finisci perfino per dimenticare che quella città è stata rasa al suolo pochi decenni fa.

Non escludete Hiroshima dal vostro tour in Giappone, se potete. L’impatto emotivo è notevole visitando luoghi come la Cupola della bomba atomica (uno dei pochi edifici sopravvissuti alla bomba nucleare), il Parco della pace e l’imperdibile Museo della pace, che ci fa partecipi di molte testimonianze ed espone foto di morti e sopravvissuti, della città devastata, di oggetti deformati dallo scoppio della bomba, quel fatidico 6 agosto 1945, alle ore 8,15.

1 maggio, martedi:  settimo giorno. Arrivo a Nara.

Da Myashima a Nara passando per Hiroshima dove si prende lo Shinkansen per Osaka. A Osaka si cambia per Nara. Verrà a prenderci Shu con suo padre persona fantastica, che è stato il nostro angelo custode, sempre disponibile a darci un  passaggio e a farci sentire persone di famiglia.

Appena arrivati ricevo la telefonata da Shu che mi dice di attendere qualche minuto nel piazzale della stazione. Quando lo vedo arrivare per l’emozione e per rispetto gli vado incontro trascinando il trolley. Dimentico lo zainetto con i soldi, le carte di credito i passaporti i cellulari e il computer sulla panchina dove ero seduto.

Partiamo e solo dopo un po’ mi accorgo che mi manca qualcosa. Ritornato in stazione ho ritrovato lo zainetto sulla stessa panchina in cui lo avevo lasciato (devo ammettere che ero piuttosto fiducioso. Dopo una settimana trascorsa in Giappone scopri che “un altro mondo è possibile” privo di ladri e di “lei non sa chi sono io” e di gente che “pretende rispetto”. Sarà merito del buddismo unito allo scintoismo, sarà l’educazione impartita anche nelle scuole (il 100% della popolazione è istruita e va a scuola fino ai 16 anni). Ma è davvero un altro mondo che non si può immaginare se non lo si è visitato. Comunque in Giappone nessuno ruba, anche perchè è un caso rarissimo vedere qualcuno che vive per strada e lo Stato assicura a chi è in difficoltà un reddito pari a  1500 euro e permette quindi a tutti di vivere dignitosamente.

I padre di Shu ci porta nella dimora di montagna sopra Nara accanto al tempio buddista del Monte Imori. E’ un’autentica casa giapponese restaurata da poco e bellissima,  in legno con tatami, futon e una vista spettacolare sulla città di Nara, la prima capitale del Giappone.

Per quattro giorni questa diventerà la nostra dimora e non sarà facile dimenticarla.

Alla sera ci accompganano in un ristorante dove, nonostante le 14 portate usciamo leggeri come quando siamo entrati perchè il cibo era eccellente e light.

2 maggio, mercoledì: ottavo giorno. Kyoto

Si parte da Nara al mattino con comodo e cambiando due treni si arriva dopo un’ ora a Kyoto.

La città è strapiena di gente; se non avete la fortuna di avere un amico che vi ospita prenotate l’hotel prima possibile perchè Kyoto ha una concentrazione di turisti spaventosa e potrebbe essere davvero difficile trovare un alloggio. Qui quasi nessuno parla inglese (come del resto a Tokyo)

Ad ogni modo, dopo Tokyo, Kyoto vi parrà un paesino.

Non starò qui a decantarvi le bellezze di Kyoto perché sarebbe davvero superfluo. E’ stata la capitale del Giappone per secoli e i segni dell’antica gloria sono ovunque. Aprite una qualunque guida e capirete che il problema è solo uno: riuscire a ottimizzare i tempi per vedere più cose possibili.

Abbiamo visitato Kiyomizu Dera (da cui vi consiglio di iniziare il vostro tour) che è uno dei posti più belli che abbia mai visto. Poi la strada di Kyomizu Zaka, Ninnen zaka, la pagoda Yasaka jinja, Koda-ji, Shoren-in, Yasaka jinja.

Arrivati al Parco di Maruyama eravamo cotti e ci siamo seduti su una delle tante panchine tra turisti e locali, in mezzo a giardini e laghetti che non dimenticheremo molto facilmente.

Poi siamo andati a visitare il tempio di Fushimi Inari. Una visita dovuta, visto che è uno dei santuari più noti e spettacolari del Giappone (location di “Memorie di una geisha”, quello con i torii arancioni che formano lunghe e suggestive gallerie, per intenderci) .

Abbiamo fatto un giretto nel quartiere delle geishe, Gijon ma non le abbiamo viste dato che era primo pomeriggio e loro cominciano a lavorare nel tardo pomeriggio.

Abbiamo cenato all’hotel della stazione, dove abbiamo incontrato degli amici di Shu venuti a Kyoto da Kobe per mangiare nei localini caratteristici di Kyoto.

Ci resta il rimpianto di esserci persi il celebre tempio dorato Kinkaku-ji e di non aver visto nemmeno una geisha tarocca e la malinconia per essere stati troppo poco a Kyoto.

Ad ogni modo, sì, Kyoto merita almeno tre giorni pieni, non fate l’errore di sottovalutare la quantità di cose che ci sono da vedere.

3 maggio, giovedi: nono giorno.  Kobe.

Da Nara in tarda mattinata prendiamo il treno; ne abbiamo dovuti cambiare 4,  perchè Kobe si trova dopo Osaka e Shu zompava su quelli più veloci fra una fermata e l’altra. Ma queste sono cose che solo un jappo autentico può fare.

Per prima cosa abbiamo visitato il museo d’arte di una famiglia di Kobe con pezzi rari di Katane con i loro vari supporti. Vi erano esposte Katana di qualsiasi tipo e dimensione. Abbiamo proseguito con la visita alla città e ai suoi splendidi negozi. La città è stata rinnovata dopo il terremoto del 1995 che ha causato 6.000 morti.

Il culmine della giornata è stato alla sera, quando siamo stati invitati  ad assaggiare il famoso manzo di Kobe.

La cerimonia del cuoco che prepara le varie portate proprio di fronte a voi è straordinaria e merita il prezzo. Immaginate poi di gustare vari pezzi di carne più soffice di un babà e allora avete completato un quadretto unico al mondo. Una scelta che consiglio solo ai buongustai senza problemi di budget.

4 maggio, venerdi: decimo giorno.  Nara.

Approcciamo la cittadina di Nara, l’antica capitale del Giappone, prima attraversando le vie con i negozietti di artigiani locali, poi inoltrandoci nel parco, pieno zeppo di daini e cervi, per ammirare la grandezza e la bellezza dei templi sia shintoisti che buddisti.

Alla sera i genitori di Shu ci hanno offerto una serata memorabile dal noto maestro sushi locale (di cui non ricordo il nome…).

5 maggio, sabato: undicesimo giorno.  Nara – Tokio

In meno di 3 ore di treno siamo tornati a Tokyo da Kyoto (solo due fermate a Nagoya e Yokoama dove è sceso Shu), felici di rivedere Tokio e di avere ancora una mezza giornata da spendere. Sarebbe stato meglio avere accora a disposizione un paio di giorni per rendere più morbido il distacco da questo straordinario paese.

Confermato lo stesso Hotel, più per pigrizia e per comodità dal momento che è in una posizione  privilegiata rispetto ad altri per la sua vicinanza alla stazione da dove parte il treno per l’aereoporto.

La stanza è allo stesso piano, il 13°. Particolare interessante: ci sono le reti di sicurezza tese nello spazio libere tra un piano e l’altro per evitare cadute o  tentativi di suicidio . In Giappone il tasso di suicidi è tra i più elevati al mondo soprattutto fra gli adolescenti. Il tipo di sociètà giapponese, altamente meritocratica, induce chi non ce la fa a ritirarsi e vivere attaccato ad intenet 18 ore al giorno senza uscire di casa o a fare scelte più estreme. Probabilmente è un giudizio affrettato su una realtà che non ho potuto verificare ma che da più parti è confermata.

La stanza è piccolissima e spartana, cosi pure il bagno. Ma l’hotel è dotato di SPA gratuita che ti consente di immergerti in vasche ad alta temperatura per rilassare la muscolatura che Tokio sa mettere a dura prova.

Ho calcolato che in media avremo camminato per una ventina di km al giorno per un totale di circa 160/170 km in meno di 8 giorni.

L’hotel non è la migliore soluzione che possiate desiderare, ma se andate a Tokyo e avete un budget che si aggira intorno ai 110 euro al giorno ( immagino che i prezzi oscillino a seconda dei periodi e delle camere) , secondo me questo tipo di hotel è funzionale quanto basta.

La sera siamo tornati nel nostro sushi preferito quello al mercato coperto di Asakusa . Ritornato in hotel ho approfittato della Spa per rilassarmi una mezzoretta con bagno caldo in vasche al chiuso e all’aperto da dove si ammira la città. Ci siamo addormentati fieri e felici per essere riusciti a tornare a Tokyo dopo tutti i giri in lungo e in largo per il Giappone senza aver dovuto chiedere aiuto all’Ambasciata, senza incidenti, e sgradevoli imprevisti . Abbiamo rischiato solo una volta di farci seriamente male, quando dal ponte di un cavalcavia a Ueno sono volate nella strada sotto dove eravamo alcune scatole e borse cadute a pochi centimetri dalle nostre teste, cosa che ha spaventato i jappo nelle vicinanze e che poteva cambiare radicalmente l’esito del viaggio.

L’ultimo giorno è quello dei regali ma a parte qualcuno acquistato  strada facendo, la maggior parte li abbiamo presi in aeroporto il giorno della partenza, per comodità, visti i tempi strettissimi nei quali ci siamo mossi per visitare 5 città di queste proporzioni e di questo peso in soli 8 giorni,

6 Maggio Tokyo

Il decollo del ns. aereo è previsto per le 11,10 (un orario ideale sia per la sveglia che per l’arrivo in Europa). Sveglia comoda alle 6,30 essendo l’hotel vicinissimo alla stazione di Asakusa da dove passa il treno per l’aeroporto di Narita.

La rotta seguita dall’aeromobile è verso nord leggermente, 20 gradi sopra Vladivostock quindi all’incirca lossodromica (quella che taglia i meridiani con lo stesso angolo) per poi dirigersi sopra la calotta polare. Dall’oblò si può, grazie al cielo terso si ammira, per ore e ore, gran parte della Siberia desolata e affascinante al tempo stesso.

Le principali cose che ho capito e so di non aver fatto (le altre mille le scoprirò forse) e che andrebbero fatte con più tempo o nel prossimo viaggio

A Tokio:

  • Niente Godzilla. Nessun momento bimbominkia. Cioè nessuna visita a quartieri con minchiate che potete immaginare.
  • Per i cinefili due ristoranti per rivivere momenti storici del cinema recente:
    • Il ristorante Gonpachi Nishiazabu. E’ quello in cui hanno girato la scena epica di Kill Bill (c’è chi dice che in realtà Tarantino l’abbia visto e riprodotto altrove per girare la scena, comunque la foto del ristoratore con Quentin all’ingresso del locale come nelle osterie romane c’è, state sereni). Selvaggia dice che è un bel posto, allegro e informale e non si spende molto e che ne vale la pena.
    • Un aperitivo al Park Hyatt in cui è stato girato “Lost in translation”, per alcune film della vita. La vista vale il prezzo (accettabile) di un bicchiere di vino e comunque l’emozione di vedere il bar in cui Bill Murray sorseggiava whisky lanciando occhiate a Scarlett non ha prezzo.
  • Non ho visto il quartiere di Takeschita
  • Yanaka Ginza, chiamata “la via dei gatti” Ci sono molti negozi a tema gatto, molti gatti finti sui tetti e molti localini e negozi che profumano d’antico, per me questa via ha un’atmosfera magica.

OSAKA, attualmente fra le candidate ad ospitare l’Expo del 2025. Io non ho incluso questa grande città nel mio viaggio perché non mi interessavano altri grattacieli e modernità, ma molti italiani incontrati in Giappone invece si sono fermati a visitarla.

A Kyoto:

  • Niente cena e intrattenimento con la Geisha
  • Niente quartiere di Pontocho. E’ un posto speciale, pieno di ristoranti sul fiume Kamo. Niente Sushi Tetsu, consigliato sia per la location che per il sushi.
  • La foresta di bambù

Isole (ce ne sono più di 6.000) ne segnalo solo alcune che varrebbe la pena:

Prima del viaggio alcune letture obbligatorie, una su tutte che consiglio perchè breve e fatta molto bene, è: Giappone, usi costumi e tradizioni di Giada Ribaudo edizioni Mind the Gap. Fra le guide turistiche quella del National Geographic offre una panoramica generale sulle attrazioni del paese con utili consigli. Mentre il web abbonda di siti e di esperti con i loro blog superspecializzati. Fra i tanti ho trovato interessante, per similitudine del viaggio,  quello di stanza Selvaggia  in cui trovate suggerimenti, alcuni dei quali ho sposato in toto,  riportando considerazioni e suggerimenti.

Altre curiosità che probabilmente non impatterete ma che esistono e che è bene conoscere:

Fenomeno “Hikikomori”

Adolescenti in fuga dal mondo, schiacciati dall’angoscia e da un fortissimo senso di inadeguatezza. Segregati (per scelta) nelle loro camere da letto, per mesi o anche per anni. Connessi con l’esterno solo attraverso lo smartphone, il pc o la playstation. Il fenomeno è partito dal Giappone nella seconda metà degli anni ‘80, dove i ragazzi ritirati dalla vita sociale hanno preso il nome di «hikikomori». Dal Duemila in avanti però i casi sono in aumento anche negli Stati Uniti e in Europa. L’Italia non fa eccezione.

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