
Ciclo di conferenze
Nei mesi di aprile e maggio 2017 Gianmaria Scapin è stato invitato a tenere una serie di lezioni all’Università di San Carlos (USC), a Cebu-City in qualità di esperto del SES l’Agenzia per lo sviluppo del Ministero degli Esteri della Germania.
USC è una delle più antiche scuole delle Filippine, fondata dai Gesuiti nel 1595 che oggi conta 460 studenti nel solo Dipartimento di Comunicazione e Fine Arts.
Il Dipartimento invita periodicamente esperti da tutto il mondo per approfondire le materie oggetto di insegnamento. Scapin fu invitato per affrontare i temi legati alla comunicazione, al brand and corporate image, al marketing e ai media digitali.
I professori che hanno partecipato alle lezioni sono stati una dozzina, la maggior parte coinvolti nelle seguenti materie: Pubblicità, Brand&Corporate Image, Media digitali, Internet, TV, Packging e Marketing.
In vista dell’introduzione di un nuovo corso di studi incentrato sulla Pubblicità, Media tradizionali/digitali e Piattaforme Internet le lezioni hanno affrontato l’evolversi della comunicazione approfondendo temi che coinvolgono i cittadini e i consumatori di ogni paese.
Di particolare interesse la disamina dell’impatto che ogni messaggio “locale” può avere oggi anche a livello internazionale. Una disruption rispetto alle regole tradizionali della comunicazione che, fino a pochi anni fa, si attenevano al linguaggio e ai simboli più adatti per essere riconosciuti in ciascun paese.
Oggi la decodifica dei messaggi è diversa all’interno della popolazione di ciascun paese ma è simile fra fasce di popolazione omogenee per istruzione ed età a livello internazionale.
I messaggi vengono decodificati non solo in base alla cultura e alla storia locale ma sopratutto in base al media utilizzato. Nulla di nuovo si direbbe, visto che lo sosteneva già MCLuhan, uno dei più grandi studiosi della comunicazione sociale, con la sua tesi del 1943 : ‘il medium è il messaggio‘.
Oggi questa teoria elaborata da MCLuhan, secondo me, andrebbe aggiornata includendo che la capacità di utilizzo della piattaforma mediatica utilizzata, le conoscenze tecnologiche e le capacità di comprendere le dinamiche della rete, fanno la differenza.
Oltre al divario generazionale evidente nella capacità di interagire con i media digitali all’interno della stessa popolazione ciò che emerge è l’incapacità o la difficoltà di distinguere i messaggi in base alle fonti, sempre più fluide, dove chiunque può generare il messaggio o diffonderlo attraverso le varie formule: inoltri, mi piace, commenti e condivisioni.
All’interno dei medium scorrono i messaggi ma individuare chi li genera, visto il cambio di paradigma rispetto alla teoria di MCLuhan, risalire cioè alle fonti per cogliere l’obiettivo della comunicazione, al di là del contenuto, è una ricerca che richiede tempo, curiosità, competenze tecniche e abilità cognitive tali da restringere la platea dei decodificatori ad una percentuale molto piccola della popolazione.
Per cui “il medium è il messaggio” ma la fonte, la verifichiamo o la vogliamo trascurare?